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Gli abitanti della Fiera: “Citylife? la paura è di finire come Santa Giulia”

Tra i grandi progetti immobiliari di Milano c’è Citylife, l’avveniristico quartiere che sorgerà al posto della Fiera. Gli abitanti della zona, riuniti in un comitato, sono preoccupati dal progetto e hanno paura di finire come Santa Giulia: un quartiere mezzo costruito con cantieri ancora aperti

Citylife è il grande progetto immobiliare che sta sorgendo in Fiera. Alcuni abitanti della zona però si oppongono alle costruzioni così come sono e hanno paura di finire come Santa Giulia. Ne abbiamo parlato con Rolando Mastrodonato, presidente del comitato "Vivi e Progetta un'altra Milano", contro il progetto e a favore di un'edilizia più a misura di cittadino.

Quando inizia la vostra avventura contro Citylife?


La nostra avventura inizia 5 anni fa nel 2004 con la giunta Alberini quando viene presentata questa integrazione al piano regolatore dove si approva il progetto Citylife, variante all’accordo di programma.

Per l’area in questione erano stati presentati tre progetti e a prevalere è stato proprio quello di Citylife, anche contro il parere dei cittadini che avrebbero gradito maggiormente il progetto di Renzo Piano e Pirelli Real Estate, che però offriva circa 60 milioni di euro in meno dei vincitori (460 milioni contro i 523 offerti dalla cordata vincitrice).

Qui siamo davanti ad una operazione dove manca totalmente la mano pubblica in termini di indirizzo e controllo.  Non viene detto come deve essere inserito il progetto nel territorio circostante, magari anche tramite la regolazione dell’altezza e dell’ubicazione degli edifici.

Nei progetti Citylife dovrebbe proiettare Milano verso l’Expo 2015, che cosa rappresenta invece per voi abitanti del quartiere?

Ormai è sotto gli occhi di tutti, ci sembra un’enorme speculazione. L’indice di edificabilità concesso per la zona è 1.15 contro lo 0.65  normalmente utilizzato.

Anche su altre aree dimesse in via di costruzione si ragiona intorno allo 0.60 – 0.65. Qui con questo coefficiente: una concentrazione di case e di cemento in cui è venuta meno anche la realizzazione di un parco (obbligatorio secondo il bando di gara).

Alberitini è arrivato anni fa parlando di “Central Park” di Milano che sarebbe stato realizzato all’interno di Citylife: all’epoca erano 60mila metri quadrati di verde.  Il parco newyorchese, per chi non lo sapesse,  è di 3 milioni di mq e non ha nessuna costruzione all’interno.

Per quanto riguarda Citylife, il parco di fatto poi non si è realizzato ed è solo un verde frastagliato, perché si è deciso di ubicare i palazzi in costruzione intorno al parco e non viceversa. Così il verde diventa quasi condominiale e poco fruibile dal pubblico.

L’area di Citylife poi non è grande sono 100mila metri quadrati: quando una volta si andava in Fiera infatti, la si poteva percorrere a piedi da un capo all’altro. Concentrare quindi 1100 appartamenti in 3 blocchi di case, più una torre e 3 grattacieli sembra eccessivo. Ed è proprio su questi ultimi 3 grattacieli che ci sono i maggiori dubbi.

Così come sono stati progettati questi mastodonti non vedranno mai  la luce del sole perché i margini economici di questa operazione sono veramente bassi e anche gli oneri finanziari. Gli appartamenti partiranno da un minimo di 8mila euro al metro quadro e 12mila per i piani alti. La maggior parte di questi spazi poi dovrebbe essere dedicata ai servizi, un settore in cui a Milano al momento non si vende.

Voi avete il timore di finire un poco come Santa Giulia, un po’ costruito e un po’ ancora cantiere

Ha colto esattamente nel segno. Per ora fanno il primo lotto qui e quando sarà completato e venduto, con il denaro ricavato si farà il secondo lotto e così via.

La situazione è questa: chi si può permettere di pagare tutti quei soldi per un appartamento? Che profilo deve avere il compratore di  appartamenti così costosi? Io mi ricordo che si era stupito il primo amministratore delegato di Citylife quando scoprì che nel progetto non c’era una parte dedicata al social housing: “se me l’avessero chiesto, l’avrei inserito” ci disse allora.

Che conseguenze avrà la costruzione di questo quartiere sull’abitato circostante?

Prima di tutto c’è stato un forte deprezzamento delle case in zona. Erano stabili di pregio, ma di massimo 5 o 6 piani. Immaginatevi ora il valore di queste “casette” con di fronte delle muraglie.

Tutta la zona si era abituata a vivere in un rapporto di amore e odio con la Fiera: in tempo di esposizioni era odio per via del traffico, ma quando la Fiera era “vuota”, i cittadini potevano vedere il Monte Rosa. Oggi hanno perso il diritto al paesaggio e non lo hanno solo perso i cittadini di quella zona!

E le conseguenze sulla viabilità?


Per noi sarebbe importante cercare di portare da e per Citylifecon strade sotterranee. Proponevamo di interrare tutte le vie laterali al nuovo progetto per evitare intasamento del traffico.

Quello che ci è stato proposto è di fare la MM5, che nonostante i finanziamenti siamo ancora in alto mare. Citylife avrebbe dovuto farsi carico della stazione sotterranea. Visto che nel progetto non ci sono ancora i grattacieli e il comune deve sottostare al patto di stabilità, siamo ancora ben lontani da qualsiasi realizzazione di tutte le opere.

Il comune o i privati vi hanno approcciato in corso d’opera per avere la vostra opinione?


Ecco questo è uno dei nodi centrali: se si vuole fare urbanistica in città, non si può pensare di non coinvolgere la gente ed organizzare il consenso, recependo anche critiche ed obiezioni. Qui siamo davanti ad un deficit di democrazia, perché l’opinione dei cittadini non viene mai tenuta in considerazione.

Noi più volte abbiamo chiesto sia all’amministrazione che ai privati di parlare: i primi  si sono rifiutati di parlarci se non avessimo ritirato i ricorsi al tar e si secondi dicevano che era il Comune a parlare per conto loro. C’è un blocco di potere che spinge per una privatizzazione dell’edilizia milanese.

Non avete vinto la guerra, ma qualche battaglia si. Di cosa vi ha dato ragione la magistratura?


Prima di tutto abbiamo ottenuto 65mila metri quadrati di verde in più, l’inserimento della fermata della MM5 in Citylife per ridurre il traffico e  16 milioni di euro che la magistratura ha sancito che Citylife deve al comune. Il denaro deriva dagli oneri di urbanizzazione.

Il tribunale però non ha accolto la nostra richiesta principale che era l’inadeguata compensazione degli spazi: per costruire per questa massa di cemento, in fase progettuale si è rinunciato ad asili, e altri servizi che devono esserci in ogni progetto. Non potendosi realizzare per via delle volumetrie alte concesse, Citylife ha pensato bene compensare il Comune per la mancata costruzione: le tariffe applicate in questo caso secondo noi non sono adeguate, si doveva chiedere di più. Su questo il tribunale non si è espresso.  Abbiamo deciso però di ricorrere, anche senza averne i soldi al momento.

Questo progetto è economicamente fragile: o il mercato tira e questi appartamenti li vendono subito o si possono determinare situazioni come Santa Giulia: non ci dimentichiamo che Zunino per esempio, sta attraversando un periodo di grossa difficoltà finanziaria.

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