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Vincolo al QT8, il paradosso: "Pochi vantaggi, quasi solo obblighi"

Il Municipio 8 continua in gran parte a essere schierato per il cambio del vincolo da monumentale a paesaggistico. Le nuove precisazioni del Ministero

via Pogatschnig 40

Si tinge di paradossale la situazione del quartiere QT8 in vista del vincolo: che peserà dal punto di vista giuridico ma, materialmente, non tutelerà granché. «Si minimizza la tutela, si massimizza la burocrazia», sintetizza Paolo Mazzoleni, residente in zona ma soprattutto presidente dell'Ordine degli Architetti milanesi, invitato dal Municipio 8 a illustrare le evoluzioni della vicenda del vincolo monumentale che il Ministero dei Beni Culturali ha deciso di apporre su tutto il QT8.

La novità è una serie di ulteriori precisazioni arrivate dal Ministero, oltre a un incontro (programmato per giovedì 14) tra Municipio e Sovrintendenza ma soltanto per parlare in modo specifico della futura Zona 30, che in quanto "manutenzione straordinaria" avrà bisogno di autorizzazioni complesse per essere realizzata.

Poche limitazioni per la maggior parte degli edifici

Secondo le nuove precisazioni, sulla maggior parte degli edifici si potranno eseguire lavori senza autorizzazione della Sovrintendenza, tranne la "sostituzione edilizia" (abbattere per ricostruire) e le "modifiche planivolumetriche" (aggiungere o abbattere piani). Quanto al verde condominiale, dovranno essere autorizzati i lavori che modificano pavimentazioni o recinzioni. Sul verde pubblico l'autorizzazione sarà necessaria per la manutenzione straordinaria o anche quella ordinaria, ma solo se effettuata su progetti preventivi. 

Così come appare, quindi, per la maggior parte degli abitanti la vita non sarà "rivoluzionata". «Si cerca di limitare al massimo l'ingerenza del vincolo», spiega Mazzoleni: «Ciò si traduce in una situazione molto meno problematica del temuto, ma gli edifici restano beni vincolati. I proprietari devono comunque prestare attenzione, perché se l'edificio si ammalora, ne possono rispondere penalmente».

Resta un dubbio sulle facciate esterne, che nelle precisazioni non vengono menzionate. Sembrerebbe che il loro rifacimento non sarà soggetto ad autorizzazione, ma «è sempre meglio avere una certezza scritta», commenta Mazzoleni riferendo di avere chiesto un parere scritto su questo.

Procedure lunghe e costose anche per le ex case popolari

Diversa la situazione degli edifici più tutelati. Le nuove precisazioni indicano che sono soggetti ad autorizzazione della Sovrintendenza gli interventi di modifica delle facciate esterne, compresi i serramenti e le coperture. E gli atti di compravendita devono essere comunicati al Ministero, perché su quegli edifici (e sugli appartamenti) lo Stato ha il diritto di prelazione. Tutti sono convinti che questa prelazione non verrà esercitata («lo Stato, di solito, compra un castello, un dipinto, una raccolta d'arte, non un appartamento al QT8», afferma Mazzoleni), ma resta un passaggio necessario e per il quale il cittadino deve necessariamente rivolgersi a un architetto.

Gli edifici più tutelati sono stati scelti sulla base della loro rappresentatività: quindi, per esempio, delle ville prefabbricate una sola, quella meglio conservata. E poi il palazzo di via Pogatschnig 40, esemplare del concetto di "casa popolare" di Piero Bottoni. Il caso, forse, che fa più discutere. Non tanto per il valore architettonico, che lasciamo volentieri agli storici della materia, ma perché ancora densamente abitato da famiglie ex assegnatarie, anziani, nuclei a basso reddito.

Per gli abitanti sarà davvero molto complicato effettuare lavori di ristrutturazione con le (costose) procedure autorizzative richieste. «Abbiamo mosaici parietali che non possiamo certo permetterci di restaurare», affermano i residenti, «ma con il vincolo siamo comunque tenuti a garantirne la conservazione».

"Manca una vera progettualità"

Ha provato a smorzare le preoccupazioni Alberto Arosio, consigliere del Movimento 5 Stelle in Municipio 8 (che, con Enrico Salinari della Lega, ha provato a difendere l'operato del governo e del ministro Alberto Bonisoli). Secondo Arosio, lo Stato avrebbe 60 giorni di tempo per esercitare il diritto di prelazione sugli appartamenti sottoposti a maggiore tutela, quindi, passati i due mesi, la mancata risposta varrebbe come rinuncia. Ciò non toglie però che la procedura debba essere effettuata da parte del venditore dell'immobile. E poi, sempre stando ad Arosio, lo Stato garantirebbe le ristrutturazioni più onerose con una serie di fidejussioni.

«Sarà anche vero, non lo metto in dubbio», è la replica di Enrico Fedrighini (Verdi), assessore del Municipio 8, «ma finché non lo vedo scritto non ci spero». Ed è critico il parere di Mazzoleni. Secondo cui, alla fine, sembra che il Ministero abbia «difficoltà a dare un senso ad una tutela così diffusa», perché poi deve limitarla per gli edifici meno di pregio. «Dispiace anche - aggiunge - che non vi sia una vera progettualità, quando la tutela migliore per un intero quartiere sarebbe proprio dotarlo di un progetto di ampio respiro per farlo funzionare al meglio».

Arosio ha anche chiesto alla maggioranza di centrosinistra del Municipio perché non sia mai stata sentita la Sovrintendenza. Ma sia Mazzoleni sia Fedrighini hanno replicato che è molto difficile che l'ufficio della Sovrintendenza 'scenda' nell'agone per giustificare o spiegare le proprie scelte. E Salinari, per la Lega, ha rimarcato di avere sperato in un documento condiviso ma di non accettare che venga definita, da qualcuno, «una idiozia» il vincolo monumentale.

QT8 - Chiesa di Santa Maria Nascente

A parte Lega e Movimento 5 Stelle, in consiglio di Municipio nessuno difende il vincolo monumentale. Lo fanno, dall'esterno, alcuni comitati di quartiere, che hanno già organizzato alcune riunioni. Non lo fa Mazzoleni, secondo cui continua ad essere una idea migliore il mix tra i due vincoli possibili, quello monumentale per gli edifici che lo meritano davvero (in primis quelli pubblici, come la scuola Martin Luther King o la chiesa a pianta circolare), quello paesaggistico per gli altri. 

Soprattutto con le nuove precisazioni ministeriali, che mantengono il vincolo monumentale ma lo "svuotano" di contenuto per la maggior parte dei palazzi e delle case. «Con il vincolo monumentale - argomenta Mazzoleni - il mio bene è tutelato ma posso fare quasi tutto quello che voglio. Al contrario, con il vincolo paesaggistico il mio bene non avrebbe la tutela giuridica in quanto tale, ma non posso rifarlo a pois rosa. Che vantaggio c'è nel tutelare giuridicamente qualcosa che poi non si va a verificare con autorizzazioni?». 

Questa contraddizione è, secondo il presidente dell'Ordine degli Architetti, essenziale da segnalare tra le osservazioni che i cittadini e il Municipio possono proporre al Ministero. «Resta da capire perché, primo caso in Italia, un intero quartiere sia stato vincolato in modo diretto anziché indiretto, quando il vincolo indiretto, o paesaggistico, si è dimostrato funzionare bene in altri casi, come a Milano nel quartiere Feltre», è il commento di Fedrighini. «A QT8 invece avremo un vincolo che 'pesa' giuridicamente ma, materialmente, non tutela più di tanto. Sono ancora più convinto che sarebbe meglio un'altra soluzione».

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Commenti (1)

  • Super******le italiane...

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