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Viaggio in via Bolla con "Agorà" nei palazzi occupati dai rom

MilanoToday ha accompagnato una troupe di Rai Tre nei palazzi pieni di abusivi e degrado

Via Bolla

Non vuole farsi riprendere dalla telecamera perché teme ripercussioni sul lavoro. «Faccio il muratore a Lotto», spiega, e probabilmente intende che fa parte di quell'esercito di lavoro sommerso che si ritrova in piazzale Lotto di mattino presto per rimediare un'occupazione a giornata in qualche cantiere edile della Lombardia. E' uno dei (tanti) rom che negli ultimi anni hanno occupato un alloggio nei palazzi Aler di via Bolla, zona Gallaratese. Ci tiene a distinguersi, dice di «non avere amici, solo la mia famiglia». E racconta che prima viveva nel campo rom del Cimitero Maggiore. Uno degli insediamenti chiusi negli ultimi tempi. 

La politica degli sgomberi senza pensare al "dopo". Ha prodotto via Bolla, dove i rom si sono concentrati particolarmente, ma anche le nuove occupazioni a San Siro, a Giambellino, a Calvairate. Le telecamere di Rai 3 (Agorà) e l'inviato Alfonso Iuliano, che abbiamo accompagnato sabato 17 giugno nell'esplorazione di via Bolla, salgono tutti i piani per esplorarli. Ognuno è un mondo a sé stante. Alcuni sono dignitosi, ordinati, con i muri dipinti, la chiave nella porta a vetri da cui accedere al corridoio, perfino una telecamera per controllare chi transita. Altri, il prodotto delle occupazioni. I muri diventano scrostati, dagli alloggi penzolano fili elettrici. Giù, nel locale contatori, abbondano gli allacci abusivi, i numeri vengono cancellati e riscritti a mano.

I rom, appena vedono le telecamere arrivare dal parcheggio, si preoccupano che non vengano inquadrate le automobili con targa estera. Alcune sono usate come giaciglio per chi non ha occupato ma gravita nei pressi dei palazzi, altre come deposito di oggetti. Intanto nel parcheggio arriva un monovolume. Qualcuno scende, comincia a scaricare oggetti ingombranti nei cassonetti dell'immondizia condominiale, poi risale a bordo e va via. 

L'esplorazione dei locali cantina presenta altre sorprese. Mentre la telecamera è all'interno, con Iuliano insieme a Tullio Trapasso (Comitato No Racket No Abusivismo), una decina di bambini tenta di entrare per "cacciare" gli estranei. Molte delle cantine sono state occupate come gli alloggi, usate come deposito di oggetti ma anche per dormirci e farci i bisogni. Parlare con gli abusivi è quasi impossibile: si fanno vedere soltanto i minori, e quando non sono chiamati (da qualcun altro, evidentemente) a "difendere" il territorio delle cantine, anche loro sfuggono veloci tra le scale e i giardinetti. Salvo il «muratore di Lotto», nessuno dei "nuovi" occupanti si avvicina al microfono, mentre lo fa qualche italiano "abusivo storico", ché ci sono anche loro, naturalmente, e sono i primi a lamentarsi di quelli nuovi. 

La situazione dei palazzi di via Bolla ha creato un risentimento generalizzato nei confronti «dei rom», visti come responsabili dell'assoluto degrado in cui versano gli alloggi, le scale, gli ascensori, i locali cantina, i giardini, il parcheggio. Quanto ad Aler Milano (proprietaria degli stabili), valgono le parole di una residente: «Fino a qualche anno fa, il messo dell'Aler veniva ogni due anni a chiedere chi vive in ciascun alloggio per fare una specie di censimento, per controllare. Ora pare che chiedano i questionari, ma se risponde la metà delle famiglie perché non vengono poi a verificare chi vive negli altri appartamenti?».

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Soluzioni all'orizzonte non se ne vedono. Lo stato di degrado è talmente vasto, nelle sue proporzioni, che sembra difficile attuare uno "sgombero di massa". Ma se anche vi si riuscisse, per produrre effettivamente quale risultato? Forse solo spostare in un altro quartiere la medesima situazione. Qualcuno, nemmeno troppo a mezza voce, azzarda che a questo punto tanto varrebbe «lasciare a loro gli stabili e trasferire i regolari da altre parti». 

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